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Continuando l'esame dei cantieri commerciali, non possiamo esimerci dal notare che il marchio Beneteau, che venti anni fa iniziò la produzione di barche in serie e che quindi potrebbe essere considerato il responsabile della 'nouvelle vague' della nautica, ha fatto molta strada nella direzione della qualità. La firma e i disegni di Bruce Farr, una sempre maggiore attenzione alla qualità e una attenta diversificazione dei marchi - Cyclades, Oceanis & First - fa si che ogni velista possa trovare il suo. Il First 45 & 50 ci hanno accattivati per il design moderno senza essere minimalistico, per le rifiniture certamente superiori alla concorrenza di pari prezzo, per un ponte che non nasconde i verricelli, eccellenti prestazioni, per una buona qualità dell'attrezzatura e per un discreto valore dell'usato. Certo, i Cyclades e gli Oceanis non hanno gli stessi materiali e attrezzature, ma sono barche destinate al charter e quello che conta è che durino e siano facilmente riparabili, e dobbiamo ancora sottolineare che centinaia di nostri clienti che hanno navigato su Beneteau non si sono mai lamentati. Insomma, a nostro personale giudizio il cantiere francese è una specie di 'primus inter pares' che difficilmente deluderà chi sceglierà una delle sue barche per le vacanze estive. Come acquisto preferiremmo comunque non avventurarci al di fuori del marchio First.
A un risultato simile a Beneteau, pur se attraverso un cammino diverso, è arrivata anche Dufour. Una volta costruttore rispettato di barche fatte per l'Oceano, si era lasciata, a giudizio di molti, trascinare sulla strada della massificazione e della mediocrità - basti su tutti il caso Atholl, la barca più brutta mai costruita. Invece la nuova gamma Grand Large (525 e 455) dimostra che il cantiere desidera tornare a fare barche per l'oceano, anche se non mi azzarderei in latitudini eccessivamente alte. Ottime le linee semi-flush, gli spazi del pozzetto e la mancanza di quelle orribili vetrate che sono, diciamolo, semplicemente insicure dal momento che non reggerebbero un'onda seria. I verricelli sono (troppo) vicini al timoniere. Gli interni, come Beneteau, di bei legni chiari e con un tavolo pieghevole in modo peculiare, che invoglia all'aperitivo. Sicuramente una bella barca da charter. Peccato la cucina sul lato della dinette, praticamente si cucina in soggiorno, come sui Bavaria. Questo proprio non ci va giù, ma per preparare veloci cene estive quando si mangia fuori, male non fa.
Veniamo ora al cantiere sloveno Elan. Non vi è dubbio che Rob Humphreys, lo stesso designer degli Oyster, abbia fatto un lavoro mirato alla crociera in Croazia. Tutti gli Impression sono infatti leggeri, e garantiscono quindi un rendimento e una velocità ottimali sul mare con poca onda, quale quello della Croazia. Una vera gamma da croxiera, che stupisce per due fattori essenziali: la luminosità e la spaziosità degli interni. Il 434, 4 cabine quattro, ha addirittura un vano doccia nel bagno. Poi ci piacciono gli interni chiari, freschi e la cucina ad angolo e non messa di fianco alla dinette. Le finestre non sono, come ormai è chiaro, la nostra passione, visto che dubito restistano a un'onda oceanica, ma per chi va in Croazia l'appeal è perfetto, gli spazi generosi e la barca farà felici entrambi, i maschietti per la velocità, le femminucce per gli spazi e la luce. Ricapitolando, se anche la barca è un pò leggerina per l'oceano, ci piace, anche perchè ha un bel carteggio e una disposizione classica degli interni. Poi ha ben figurato alla Barcolana!
Passando al livello semiartigianale, non possiamo che stupirci ai passi in avanti del cantiere Danese X-Yachts. L'X-50 ha una linea splendida e più marina delle sue concorrenti, con la prua non troppo verticale nella ricerca della lunghezza al galleggiamento, tendenza che finisce poi per accentuare le debolezze sull'onda delle barche moderne. Il cantiere ha anche saggiamente offerto le due scelte: cucina laterale oppure, più opportunamente, in posizione classica. L'X-46 non è da meno. Anche qui, molto saggiamente, il cantiere lascia la scelta tra il trend moderno (dinette rotonda e cucina laterale) e quello classico, con cucina ad angolo e dinet a linee diritte. Non entusiasmante il colore del legno degli interni.
Tra le regine del salone la Oyster gioca in casa. La qualità artigianale è indubbia, dei winch abbiamo già parlato e del prezzo anche. Tramite un fortuito contatto con il cantiere ci è giunta la protesta sulla nostra affermazione che i prezzi non sono giustificati. Eppure resta sempre difficile misurare quanto l'attenzione artigianale possa superare i risparmi che le economie di scala insite nella produzione di 300 piuttosto che di 30 barche all'anno può creare. Ma Oyster ci ha anche sottolineato che la loro relazione con il cliente non si esaurisce con la ventita, ma continua anche con una fortissima squadra di servizio post vendita, capace di assistere il cliente in ogni angolo del pianeta. Quindi per chi può permetterselo e desidera partire per un lungo giro del mondo, dobbiamo ammettere che la scelta Oyster è una delle pochissime effettivamente raccomandabili. E' la barca ideale per chi vuole vivere sull'oceano navigando tra i 30 gradi nord e sud. Al di fuori di queste latitudini, visto l'amore del cantiere per le finestre e la posizione dei winch, la nostra scelta cade su Hallberg Rassy.
Il cantiere Svedese ci sembra l'unico, insieme al suo clone Malo, ad aver deciso che non ci sono due modi giusti per costruire una barca e che di conseguenza i compromessi non hanno casa in mare. Il disegno di German Frers consente all'evoluzione del glorioso 42 di navigare velocemente, sicuramente e all'asciutto. Numerosi sono gli Hallberg Rassy che abbiamo incontrato in Alaska, Patagonia, Mediterraneo.... Tutti i proprietari sono entusiasti e non cambierebbero cantiere. 13 tonnellate di peso di cui 4 e mezzo nella chiglia sono quasi numeri da Sparkman e Stephens vecchia maniera. Il 43 non ha un vano motori, ma una vera e propria sala motori, dove ogni sistema ha sede e dove tutto, dalle pompe agli interruttori, è facilmente raggiungibile. Il sogno di ogni velista. Poi la cabina di poppa che sembra un appartamento, i velluti blu marino, i legni di qualità assoluta, le attrezzature perfette. Nulla di meglio da chiedere, a parte, come abbiamo già scritto, magari qualche innovazione nella linea che ormai è praticamente inalterata da vent'anni.
In conclusione, il Salone di Londra conferma che le barche per navigare gli oceani in sicurezza sono sempre meno e sempre più care. Sempre gli stessi nomi, Sweden, Oyster e Hallberg Rassy, che senza inventare nulla costruiscono ottime barche che pochi si possono permettere. E qualche altro cantiere che cerca di avvicinarsi, come X-Yachts. Alle spalle il deserto, e i cantieri commerciali che offrono prodotti perfetti per il noleggio.
Alla prossima! |
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La nostra preferita, lo Sweden Yachts 54 |
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Hallberg Rassy 43 |
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Elan 45, una poppa molto stretta!! |
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Oyster 46 si afferma come miglior cabina |
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X 50, la dinette . |
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